Alda Merini (21 March 1931, in Milan – 1 November 2009, in Milan) was an Italian writer and poet. Ne frattempo nascono le altre due figlie: «Ho avuto quattro figlie. Alda Merini ripercorre il suo ricovero decennale in manicomio: il racconto della vita nella clinica psichiatrica, tra elettroshock e autentiche torture, libera lo sguardo della poetessa su questo inferno, come un'onda che alterna la lucidità all'incanto. Nel 1973 Basaglia fondò con altri collaboratori “Psichiatria Democratica”, movimento nel quale si confrontavano le esperienze di psichiatria alternativa che stavano sorgendo in Italia. Ogni mattina. Muore il 1º novembre 2009, all'età di 78 anni, a causa di un tumore osseo ( sarcoma) all'Ospedale San Paolo di Milano, quella sera sotto l'ospedale le fanno idealmente compagnia un piccolissimo gruppo di artisti milanesi, tra cui Ezio Pedroni. Ogni mattina. Tramite una semplificazione crudele e umiliante, la società aveva emesso il suo verdetto e il manicomio le faceva scontare la pena, rendendola un oggetto inanimato e inerme, tanto che una volta uscita dalle mura dell’ospedale psichiatrico dichiarò “sono innocente”. Il padre, un uomo colto appartenente a una famiglia nobile di Como e che lavorava come impiegato, la iniziò alla letteratura; mentre la madre, casalinga, descritta come bellissima e fieramente fascista, non incoraggiò in alcun modo la propensione allo studio della giovane scrittrice, desiderando per lei unicamente un futuro da moglie devota ai figli e al marito, come il suo. Fu lì che credetti di impazzire». Alda Merini nasceva a Milano il 21 marzo 1931. La poetessa, Solo il sadismo, infatti, sembrava giustificare ai suoi occhi le scene umilianti e gli abusi che si verificavano all’interno dell’ospedale: “In quel manicomio esistevano gli orrori degli elettroshock. Alda Merini muore a Milano il giorno 1 novembre 2009 nel reparto di oncologia dell’ospedale San Paolo a causa di un tumore osseo. La biografia ufficiale di Alda Merini, scopri la sua storia, le sue passioni e ciò che la rese celebre… Poesie. Nel 1964, per volere del marito, venne così internata nell’ospedale psichiatrico “Paolo Pini” di Milano dove rimase, tra dimissioni e ricoveri, per dodici anni. A Franco Basaglia, allo psichiatra che aveva saputo guardare oltre gli aspetti a volte paurosi del disagio psichiatrico, Alda Merini, che aveva conosciuto la sofferenza dei manicomi, volle dedicare una poesia.La ritrovò dopo anni il professor Giuseppe Dell’Acqua che con Basaglia aveva collaborato fianco a fianco. allora mi alzo dal letto e cerco un riquadro di vento e trovo uno scacco di sole entro il quale poggio i piedi nudi. senza che essi sapessero mai nulla. Prendersi cura della pelle dei bebè e salvaguardare l'ambiente è possibile. Viene internata in una clinica psichiatrica e nulla tornerà più come prima. Alda Merini. Questo sito utilizza cookie tecnici per le sue funzionalità e cookie di profilazione di terze parti per il suggerimento da parte delle stesse di servizi, contenuti e pubblicità in linea con i tuoi gusti. Mi commuovono». Significa, infine, pensare oltre gli schemi della metrica e anche oltre a quelli di una malattia. Il padre, un uomo colto appartenente a una famiglia nobile di Como e che lavorava come impiegato, la iniziò alla letteratura; mentre la madre, casalinga, descritta come bellissima e fieramente fascista, non incoraggiò in alcun modo la propensione allo studio della giovane scrittrice, desiderando per lei unicamente un futuro da moglie devota ai figli e al marito, come il suo. Molte piangevano. Achetez et téléchargez ebook L'altra verità (Italian Edition): Boutique Kindle - Littérature : Amazon.fr Sentire è il verbo delle emozioni, Her work earned the attention and the admiration of other Italian writers, such as Giorgio Manganelli, Salvatore Quasimodo, and Pier Paolo Pasolini.. Merini's writing style has been described as intense, passionate and mystic, and it is influenced by Rainer Maria Rilke. Solo il sadismo, infatti, sembrava giustificare ai suoi occhi le scene umilianti e gli abusi che si verificavano all’interno dell’ospedale: “In quel manicomio esistevano gli orrori degli elettroshock. Dieci anni fa moriva la poetessa milanese Alda Merini, una donna che ha attraversato il Novecento subendo tutte le umiliazioni che quel secolo ancora imponeva a chi soffriva di disturbi mentali. Il bipolarismo, detto anche “psicosi maniaco-depressiva” è una patologia caratterizzata da un’alternanza anomala di euforia e depressione. Alda Merini: La vita oltre la follia Settembre 3, 2020 Settembre 17, 2020 Francesca Guerra alda merini , francesca guerra , pop up stories Ci sono esistenze il cui senso, paradossalmente, prende forma quando giungono al termine; quelle vite rotte, spezzate, dannate, da cui ognuno scapperebbe volentieri, delegando ad altri le sorti del proprio destino. L’attesa era angosciosa. Le figlie, che hanno fatto pace con una figura materna tanto difficile da vivere, oggi curano il sito http://www.aldamerini.it. Alda parla così dell’internamento: «Quando venni ricoverata per la prima volta in manicomio, ero poco più di una bambina, avevo sì due figlie e qualche esperienza alle spalle, ma il mio animo era rimasto semplice, pulito, in attesa che qualche cosa di bello si configurasse al mio orizzonte. To all of them I wish to living a christmas In company. “La poetessa dei Navigli” si impegnò per tutta la vita per dare voce e dignità a coloro che soffrivano di disturbi mentali. Raccontava così … Il primo soggiorno forzato nella clinica Villa Turro a Milano durò un mese, dopodiché Merini, grazie all’aiuto professionale ed economico dei molti amici ed estimatori che credevano in lei, tra cui Salvatore Quasimodo ed Eugenio Montale, pubblicò quattro raccolte di poesie – La presenza di Orfeo, Paura di Dio, Nozze romane e Tu sei Pietro – e altre sue opere furono inserite in due antologie. Provai a parlare di queste cose a mio marito, ma lui non fece cenno di comprenderle e così il mio esaurimento si aggravò e, morendo mia madre, alla quale io tenevo sommamente, le cose andarono di male in peggio, tanto che un giorno, esasperata dall’immenso lavoro e dalla continua povertà e poi, chissà, in preda ai fumi del male, diedi in escandescenze e mio marito non trovò di meglio che chiamare un’ambulanza, non prevedendo certo che mi avrebbero portata in manicomio. Alda Merini è una delle figure letterarie più in vista del ‘900, sia per la sua natura carismatica sia per il valore delle sue opere poetiche e non solo. Queste sono le 10 frasi che più amiamo di Alda Merini: La miglior vendetta? 8 J'aime la simplicité qui s'accompagne avec l'humilité. Dieci anni al Paolo Pini. Mentre Merini soffriva la mancanza di cure adeguate e gli ingiustificati maltrattamenti, la società italiana veniva attraversata da moti rivoluzionari che coinvolgevano anche il campo della psichiatria. Raccontava così la sua esistenza: «Io la vita l’ho goduta perché mi piace anche l’inferno della vita e la vita è spesso un inferno. Per questo il messaggio di Alda Merini è ancora attuale: lei è stata una preziosa porta aperta sulle sensibilità inespresse che albergano nel cuore e nella mente dei malati e ha evocato con i suoi versi messaggi di speranza: “Considerando il dolore degli altri ho potuto uscire dal manicomio, guai se mi fossi occupata soltanto del mio dolore, sarebbe stata veramente la fine”. Cede al fascino della tv, apparendo al Maurizio Costanzo Show: «Mi piace perché mi truccano e mi fan dire tante belle cose. La stanzetta degli elettroshock era una stanzetta quanto mai angusta e terribile; e più terribile ancora era l’anticamera, dove ci preparavano per il triste evento. Alda Merini negli anni a venire ha analizzato lucidamente gli errori del sistema e le mortificazioni che attuava attribuendo una colpa preponderante alla società civile. Ogni mattina il mio stelo vorrebbe levarsi nel vento soffiato ebrietudine di vita, ma qualcosa lo tiene a terra, una lunga pesante catena d'angoscia che non si dissolve. GF Vip, Alda D'Eusanio rimane nella Casa: due pesi due misure? La felicità. Ritorna a farlo nel 1979, raccontando l’esperienza del manicomio. Casa-Museo Alda Merini, abitazione situata in via Magolfa 32. Dieci anni fa moriva la poetessa milanese Alda Merini, una donna che ha attraversato il Novecento subendo tutte le umiliazioni che quel secolo ancora imponeva a chi soffriva di disturbi mentali. Allevate poi da altre famiglie. "Chi decide cosa è normale?La normalità è un'invenzione di chi è privo di fantasia." Alda Merini, pur se palesemente così diversa, riusciva a comunicare col pubblico televisivo: era divenuta la poetessa degli esclusi perché aveva vissuto sulla sua pelle la peggiore forma di esclusione sociale, la malattia mentale, e l'aveva vissuta in un periodo in cui certi temi erano considerati troppo scabrosi. (…) Insomma, ero una sposa e una madre felice, anche se talvolta davo segni di stanchezza e mi si intorpidiva la mente. per una malattia. ALDA MERINI Progetto fotografico sullaMalattia di Huntington Fotografie e testi a cura diGabriele Berti Con il sostegno e grazie al contributo diFondazione LIRH in collaborazione con LIRH Toscana, LIRH Puglia e NOI HUNTINGTON Iscriviti per seguire le nostre storie Contattaci thatdiseaseproject@gmail.com+39… Retrouvez L'altra verita' et des millions de livres en stock sur Amazon.fr. Merini definiva la sua sofferenza psichica come “ombre della mente” con cui nel tempo ha saputo convivere e, anzi, per certi versi il dolore che ha attraversato le è servito per scandagliare più in profondità il suo animo: “Il dolore della malattia mentale è qualcosa che ti urla dentro e non riesce a uscire. Emanuela è quella che vive più a lungo coi genitori, nella casa di ringhiera a Milano, fino ai 15 anni. Ricordare Alda Merini significa comprendere lo sforzo di un cuore che cerca spazio in una dimensione che possa dirsi eterna. © Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. J'ai toujours adoré. e fui soltanto una isterica. Quando mia madre ebbe le prime manifestazioni strane, lui non riusciva a placarla e chiamò i dottori, così lei finì in manicomio e mio padre soffriva, anche perché non aveva strumenti per capire». In una toccante intervista rilasciata nel 1997, disse: “Penso che la base della follia sia questa continua frustrazione dei rapporti. Racconta Barbara Carniti, la secondogenita: «Mio padre conobbe mia madre nel ’53 e dopo qualche mese di fidanzamento la sposò, ma si aspettava un altro tipo di donna, non sapeva che sua moglie fosse una poetessa, e non sapeva che cos’è la poesia, così nacquero delle incomprensioni. Alda Merini ha subìto lo stigma della malattia mentale e l’ha trasformato in arte. Si è spenta nella sua città il primo novembre 2009, per un tumore alle ossa. Alda Merini si spegne il 1° novembre del 2009 all’Ospedale San Paolo di Milano, in seguito ad un tumore, può finalmente smettere di combattere, può riposarsi. “Il fascismo era entrato a gran voce dentro la mia casa. Alda Merini poesie d’amore. È necessario che una donna lasci un segno di sé, della propria anima, ad un uomo perché, a fare l’amore siamo brave tutte! Alda Merini negli anni a venire ha analizzato lucidamente gli errori del sistema e le mortificazioni che attuava attribuendo una colpa preponderante alla società civile. In una toccante intervista rilasciata nel 1997, Mentre Merini soffriva la mancanza di cure adeguate e gli ingiustificati maltrattamenti, la società italiana veniva attraversata da moti rivoluzionari che coinvolgevano anche il campo della psichiatria. Amai teneramente dei dolcissimi amanti. Alda Merini, come con un lente di ingrandimento, analizza ciò che per lei è. Un momento, breve, intenso, che come ella scrive “sopporta il peso dell’anima” . Alda Merini. Sentire l’odore di chi ami, sentirne la voce e sentirlo col cuore. Ha sempre tenuto però a sottolineare che la sua arte non è nata nei manicomi, lei era poetessa già prima: “La poesia è stato un piano superiore in cui sono andata ad abitare nei momenti di disperazione”. Barbara e Simonetta crescono presso istituti e famiglie affidatarie. poesie d'autore. Noté /5. Flavia fino agli 8 anni. Nonostante ciò, grazie al suo mentore Giacinto Spagnoletti esordisce come autrice a soli 15 anni: la poesia è la sua vita, il suo destino. Basaglia e il movimento da lui guidato fornirono una nuova prospettiva per guardare alle persone che soffrivano di disturbi psichiatrici, riconoscendo loro in primis lo status di esseri umani e così i loro inalienabili diritti. Viene quasi da inchinarsi davanti a tanta magnificenza: la sua vita, le sue poesie, il suo sentire è il sentire di tutte le donne. Nel 1947, Alda Merini, ha solo sedici anni; viene internata per la prima volta nella clinica psichiatrica Villa Turro diagnosticandole un disturbo bipolare. Alda Merini è stata tra le più grandi poetesse italiane. Tra i vari personaggi che sono stati colpiti da questo disturbo, reputo tra le più enigmatiche e interessanti Alda Merini. Poesia e manicomi saranno due costanti della sua vita. Non so neppure come ho trovato il tempo per farle – scriverà Alda Merini nella sua biografia – A loro raccomando sempre di non dire che sono figlie della poetessa Alda Merini. Oggi i manicomi non esistono più, ma l’attenzione alla salute dei malati rischia spesso di essere messa in secondo piano da una burocrazia senza finalità, asettica e insensibile che scarica molte delle responsabilità sulle famiglie dei pazienti. Ci facevano una premorfina, e poi ci davano del curaro perché gli arti non prendessero ad agitarsi in modo sproporzionato durante la scarica elettrica. “La poetessa dei Navigli” si impegnò per tutta la vita per dare voce e dignità a coloro che soffrivano di disturbi mentali. Una carrellata di immagini di Alda Merini a narrare la vita della poetessa dei Navigli a partire dalla sua tenera età… Aforismi. Non c’è niente che faccia più impazzire la gente che vederti felice. La poetessa, nel libro La pazza della porta accanto, racconta poi che anche il padre, dopo la guerra, cambiò bruscamente atteggiamento ritenendo di non doverla più incoraggiare a seguire una strada dalle misere prospettive lavorative. «La vivevo come una madre difficile, odiavo la sua scelta di dedicarsi alla poesia, perché più della follia era la poesia a portarmela via, a farle trascurare la famiglia. Il giudizio sulla persona malata di solito viene da persone che non sanno assolutamente che cosa sia”. Alda Merini. La poetessa entra ed esce dai manicomi, tra ricoveri forzati e volontari. (da “La gazza ladra”) Il gobbo. Il suo talento per la scrittura, a differenza degli altri pazienti, ha permesso a Merini, una volta dimessa, di poter testimoniare gli orrori vissuti in manicomio. 9 Ils m'ont toujours jugé comme bizarre ou différente , mais tu sais quoi ? Illumino spesso gli altri ma io rimango sempre al buio. Qui sperimenta nuovamente gli orrori del manicomio, poi torna nella sua Milano e si affida alla terapista Marcella Rizzo. In me l’anima c’era della meretrice. Agli adulti auguro di esaudire tutte le loro aspettative. Alda Merini. Molti diedero al mio modo di vivere un nome. L’ho capita solo dopo, quando ormai stava per morire», ha detto di lei Barbara. Quelle come me guardano avanti, anche se il cuore rimane sempre qualche passo indietro. Per me la vita è stata bella perché l’ho pagata cara». DI Roberta Errico La poetessa ha definito gli ospedali psichiatrici “un’istituzione falsa, una di quelle istituzioni che serve solo a scaricare gli istinti sadici dell’uomo”. Molte piangevano. Io vorrei essere aiutata ma non a capire. IVA 03970540963, 30 Ottobre 2017 - Ultimo aggiornamento 23 Aprile 2020. Merini nacque a Milano nel 1931. Malgré cela, elle a des difficultés à l’école et est refusée au lycée Manzoni pour le motif : « insuffisance en italien ». poesie di Alda Merini. Alda smette di scrivere per vent’anni. Chi era Alda Merini: storia di una donna, di una poetessa, GF Vip, provvedimento immediato: Alda D'Eusanio è stata espulsa. E su questi intessei tele di ragno. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla nostra cookie policy. Sentire il suono della pioggia che ti bagna le labbra, sentire una penna che traccia sentimenti su un foglio bianco. Rimane vedova e si riposa nel 1983, trasferendosi per tre anni a Taranto. La madre le proibiva di leggere i libri della biblioteca personale del padre, generando in lei un senso di inadeguatezza che in Reato di vita identificherà come prodromico ai suoi disturbi: “Venivo quasi sempre castigata per queste mie rapine di cultura anche perché, secondo mia madre, avrei dovuto andare a letto prestissimo. Frequenta le scuole professionali e vorrebbe essere ammessa al Liceo Manzoni, ma non supera la prova d’italiano. Mi piace il verbo sentire… Sentire il rumore del mare, sentirne l’odore. Ma quelli che in questo giorno hanno un posto privilegiato nel mio cuore sono i piccoli mocciosi che vedono il Natale attraverso le confezioni dei regali. Ci facevano una premorfina, e poi ci davano del curaro perché gli arti non prendessero ad agitarsi in modo sproporzionato durante la scarica elettrica. GF Vip, perché è stata espulsa Alda D'Eusanio, Alda D'Eusanio: "Maria De Filippi sempre in tv, non sa cos'è avere un figlio", Alda D'Eusanio rompe il silenzio dopo la squalifica dal GF Vip. Alda Merini è stata una tra le più importanti donne della cultura italiana. Merini patì in questo senso un doppio calvario, colpevole di essere malata di mente e per di più donna. aprire le zolle La famiglia di Alda Merini da quel momento in poi non è più la stessa. Questo emarginare la persona ritenuta malata. Alda viveva a Milano, sposata e con figli. Si è spenta nella sua città il primo novembre 2009, per un tumore alle ossa. Userò la sua storia, oggi, per raccontarvi le tante contraddizioni che caratterizzano il mondo del soggetto bipolare. Il suo mondo, fatto di vecchi oggetti, carte, macchina da scrivere, collane, rossetto, posaceneri pieni di sigarette senza filtro, numeri di telefono e appunti annotati sui muri (il Muro degli Angeli), è stato trasferito allo Spazio Alda Merini, in via Magolfa 32. Nata da una famiglia modesta, Alda è una ragazzina sensibile, malinconica e solitaria. le contenzioni fisiche e le terapie di shock, e cominciò invece a prestare la giusta attenzione alle condizioni di vita degli internati e ai loro bisogni. Otto anni dopo che la situazione si aggrava ulteriormente. Alda Merini est issue d'un milieu modeste. To those I wish a Christmas of hope and joy. Son père travaille dans les assurances et sa mère est femme au foyer. Ovvero, in grado di avvolgere totalmente il volume di un’anima complessa come la sua. Alda Merini. Ogni tanto ci assiepavano dentro una stanza e ci facevano quelle orribili fatture,” ha raccontato Merini, “Io le chiamavo fatture perché non servivano che ad abbruttire il nostro spirito e le nostre menti. La frase riportata è di Alda Merini (Milano, 21 marzo 1931 – Milano, 1° novembre 2009), poetessa dalla sensibilità elevata, simbolo, anche, del malessere degli individui, malessere che per lei aveva come paracadute soltanto la poesia.    18 Dicembre 2019. Il bacio diventa un gesto in grado di condensare passioni, pensieri, pulsioni, sentimenti, in pochissimo tempo. Qualcuna orinava per terra”. Alda Merini beneficiò, come tanti altri pazienti che versavano nelle sue stesse condizioni, della rivoluzione culturale apportata dalla legge Basaglia, e ciò generò in lei un senso di tenera e profonda gratitudine tramandato dalla poesia dedicata proprio al professore veneto, che termina con questi versi: “[…] ma la cosa più inaudita, credi / è stato quando abbiamo scoperto / che non eravamo mai stati malati”. E con tutti ‘sti letterati, ‘sti magistrati e ‘sti professionisti che girano, ogni tanto mi chiedo: ma un cretino con cui parlare non c’è?». Nel 1947, il quadro legislativo italiano in materia era quello della legge 36 del 1904, una normativa che aveva l’unico scopo di reprimere e contenere i malati – disumanizzandoli attraverso la negazione dei diritti più elementari – e in nome della quale venivano internate nei manicomi “le persone affette per qualunque causa da alienazione mentale quando [fossero] pericolose a sé o agli altri o ri[uscissero] di pubblico scandalo”. © 2021 The Vision. “Il fascismo era entrato a gran voce dentro la mia casa. Per molti anni, ha vissuto in un manicomio, dove è stata rinchiusa in seguito a una grave depressione post-parto… Merini nacque a Milano nel 1931. Un giorno, dopo un altro dei suoi soliti attacchi d’ ira, venne portata via dalla sua casa e fu internata. E anni dopo in un’intervista con Maurizio Costanzo si definirà “la donna con il manicomio dentro”. Basaglia, supportato da collaboratori e politici progressisti, affrontò un percorso difficile e coraggioso attirando su di sé critiche durissime, ma nonostante tutto grazie alla sua determinazione riuscì a dar prova dei benefici di un modello terapeutico che prevedeva il superamento dell’istituzione dei manicomi com’erano stati fino ad allora. Oggi sul portone della sua casa casa sui Navigli, in Ripa di Porta Ticinese 47, c’è una targa che la ricorda. Basaglia e il movimento da lui guidato fornirono una nuova prospettiva per guardare alle persone che soffrivano di disturbi psichiatrici, riconoscendo loro, Alda Merini dal 1979 ricominciò a scrivere, sia in prosa che in versi, e l’esperienza del manicomio attraverserà sempre la sua produzione artistica. Sono nata il ventuno a primavera Si può chiacchierare. della santa della sanguinaria e dell’ipocrita. All rights are reserved. Emanuela, la primogenita della Merini, parla di una vita in una famiglia “abbastanza gradevole, con momenti belli e dolci”, ma in seguito alla seconda gravidanza, nel 1958, Alda ha una depressione post partum. La mia salute soffrì terribilmente di questi sforzi mentali e soprattutto cominciai a sentire i primi sensi di colpa”. Un drastico cambiamento culturale poi sfociato nella legge 180 del 1978, che portò alla progressiva chiusura e riconversione di tutti manicomi. Nel 1947, ha soltanto 16 anni, viene internata per un mese nella clinica psichiatrica di Villa Turro: le viene diagnosticato un disturbo bipolare. Negli anni Novanta riceve molti premi letterari, tra i quali il Premio Librex-Guggenheim Eugenio Montale per la Poesia (1993) e il Premio procida-Elsa Morante (1997). Nel 1947 la poetessa, a soli sedici anni, incontrò “le prime ombre della sua mente” – come scrive l’amica Maria Corti nell’introduzione alla raccolta Vuoti d’amore – inquietudini successivamente identificate dai medici come disturbo bipolare. All right are reserved. Si va in manicomio per imparare a morire. e fui preda della mia stessa materia. Nel 1954 sposa il “prestinaio” (panettiere) Ettore Carniti e dal matrimonio nascono quattro figlie: Emanuela, Barbara, Flavia e Simonetta. ma non sapevo che nascere folle, La vita fuori dalle mura dell’istituto di cura però le riservò un ritorno doloroso: la madre e il padre infatti morirono quando Alda Merini aveva appena vent’anni e, nonostante l’esistenza le abbia poi riservato gioie apparenti come il matrimonio e la nascita dei figli, in realtà scorse veloce verso altri episodi depressivi e maniacali non adeguatamente assistiti. Alda Merini nasceva a Milano il 21 marzo 1931. Alda Merini dal 1979 ricominciò a scrivere, sia in prosa che in versi, e l’esperienza del manicomio attraverserà sempre la sua produzione artistica. Aveva 78 anni. Un pannolino comodo può essere anche sostenibile? L’attesa era angosciosa. Je ne supporterais pas d'être comme le reste du monde. Era divenuta la poetessa degli esclusi perché aveva vissuto sulla sua pelle la peggiore forma di esclusione sociale, la malattia mentale, e l'aveva vissuta in un periodo in cui certi temi erano considerati troppo scabrosi. Qualcuna orinava per terra”. Alda Merini, una poetessa che porta in superficie i nomi e le storie di tutte le donne del mondo. Questa donna poeta, affascinante nel suo dolore, fuori dagli schemi, riesce ancora a graffiare l’anima di chi si interessa alla sua vita, ai suoi scritti. A thought I'm going to turn to all those who suffer for a sickness. Nonostante tutto, però, “la poetessa dei Navigli” elaborò la sua esperienza drammatica riuscendo a elevare le sue sofferenze al livello dell’arte grazie alla poesia. ALDA MERINI, MERRY CHRISTMAS They don't get mean at Christmas thoughts but who is alone would like to skip it this day. L’ispiratore di questa sovversione del sistema – da struttura di detenzione a struttura di cura – fu il professor Franco Basaglia, che già nel 1961, nelle vesti di direttore dell’ospedale psichiatrico di Gorizia, rifiutava di applicare ai pazienti le contenzioni fisiche e le terapie di shock, e cominciò invece a prestare la giusta attenzione alle condizioni di vita degli internati e ai loro bisogni. Ha sempre tenuto però a, La poesia è stato un piano superiore in cui sono andata ad abitare nei momenti di disperazione”, Oggi i manicomi non esistono più, ma l’attenzione alla salute dei malati rischia spesso di essere messa in secondo piano da una burocrazia senza finalità, asettica e insensibile che, Considerando il dolore degli altri ho potuto uscire dal manicomio, guai se mi fossi occupata soltanto del mio dolore, sarebbe stata veramente la fine.