88-89). Solitamente, viene considerata una soluzione efficace basarsi sulla lingua del testimone più antico di un'opera. Dal punto di vista filosofico Aristotele è "il maestro di color che sanno" (Inferno, IV,131), il cui pensiero, ripreso e interpretato in chiave cristiana da Alberto Magno e Tommaso d'Aquino, è fondamentale nella filosofia dantesca. Nella Divina Commedia, Dante si prefigge il ruolo di poeta vate in quanto universalizza il proprio viaggio verso la purificazione, per tutti gli uomini. In cima al Purgatorio, Dante colloca il Paradiso terrestre del racconto biblico, il luogo terrestre più vicino al cielo. Sull'istruzione di Dante la ricerca è tuttora aperta; quasi sicuramente non frequentò regolarmente un'istituzione di studi superiori, e tuttavia la sua opera dimostra perfetta conoscenza delle discipline delle Arti, insegnate come base comune a tutte le facoltà universitarie. Siffatta subordinazione è rigida e imperante e nell'assoluto valore dell'allegoria, nella fedeltà ai modi e allo stile ereditati dalla letteratura precedente è il medievalismo di Dante. 109-111 e Purgatorio - Canto ventottesimo, vv. All'interno incontrano i profeti Enoch ed Elia. In totale si contano 100 canti, numero perfetto nella numerologia medievale. Leggendo, infatti, la Divina Commedia ogni uomo ripercorre il viaggio dantesco purificandosi anch'esso dai sette vizi capitali. Altre fonti più recenti e di più superficiale incidenza nella Commedia vanno considerati i rozzi poemetti di Giacomino da Verona (De Ierusalem coelesti e De Babilonia civitate infernali) il Libro delle tre scritture di Bonvesin de la Riva, con la descrizione dei regni dell'Aldilà, e la Visione del monaco cassinese Alberico. [51], È probabile tuttavia che la Commedia sia stata inizialmente diffusa per cantiche o gruppi di canti; non sarebbe quindi mai esistito un originale esplicitamente pubblicato dall'autore; in questo senso vanno citati gli studi di Riccardo Viel,[52] che ritiene impossibile disegnare un unico stemma codicum dell'opera, dovendosi procedere per singole Cantiche o addirittura per gruppi di canti. L'aggettivo «Divina» le fu attribuito dal Boccaccio nel Trattatello in laude di Dante, scritto fra il 1357 e il 1362 e stampato nel 1477. per la prima volta alla "Commedia" da Boccaccio (1313-1375) per Si deve anche immaginare che Dante si spostò molto in vita per via dell'esilio, quindi non poté portarsi dietro molte carte: probabilmente, pertanto, i manoscritti originali si dispersero sin dalle prime diffusioni. La struttura cosmologica della Commedia è strettamente connessa alla struttura dottrinale del poema, per cui la collocazione dei tre regni, e, al loro interno, l'ordine delle anime (ovvero delle pene e delle grazie), corrisponde a precisi intendimenti di ordine morale e teologico. Per quanto riguarda il testo, Inglese si affida ancora a più antichi testimoni.[67]. arte, favole e meditazioni. Pertanto Petrocchi, dopo aver eliminato tutti i codici successivi al 1355 come codices descripti nonché corrotti dall'intervento destabilizzante di Giovanni Boccaccio come copista, ritiene di poter risalire non tanto al testo originale, quanto alla vulgata, ossia al testo conosciuto all'altezza di quel periodo. [60] Fra Ottocento e Novecento le figure più importanti per gli studi relativi all'edizione critica della Divina Commedia furono l'inglese Edward Moore (1835-1916); e gli italiani Michele Barbi, Giuseppe Vandelli e Mario Casella. Pur privilegiando il lato frontale, la pittura si sviluppa su tutti i lati della pietra. [46], Secondo il filosofo Frederick Copleston, il rispetto nutrito da Dante nei confronti di Averroè ("Averrois, che'l gran comento feo" Commedia, Inferno, IV, 144), Avicenna e Sigieri da Brabante sarebbe il frutto di un "notevole debito" del poeta nei confronti della filosofia islamica. "Un peso maggiore sulla base dottrinale della Commedia lo assume il neoplatonismo, soprattutto perché in esso, soprattutto ad opera dei Padri della Chiesa alessandrini (per esempio Origene, III secolo) e dello stesso Pseudo-Dionigi l'Areopagita (V secolo) si fusero concezioni cristiane e platoniche sulla base di un criterio sincretistico. Dante spiega [59], Il Seicento fu il secolo della grande crisi per Dante e la Divina Commedia, che non venne molto letta né apprezzata: sono solo tre le edizioni della Divina Commedia stampate nell'intero secolo. Il sole è simbolo di Dio, l'alto Sol (Purg. Superato Minosse, i due si ritrovano nel secondo cerchio, dove sono puniti i lussuriosi: tra essi le anime di Semiramide, Cleopatra, Elena di Troia ed Achille. Poi ripartono credendo di essere vissuti all'interno del Paradiso terrestre tre giorni mentre in realtà vi hanno trascorso tre anni.[44]. In tutti e tre i canti l'intento del poeta è sempre lo stesso: criticare le divisioni politiche che minano la solidità dell'Impero creato da Dio unico ed indivisibile. Beatrice spiega al poeta con un linguaggio dotto ardui problemi teologici, ma lo fa salire attraverso i cieli con la forza del suo sorriso, cioè con la forza di un amore che è il riflesso di quello divino. Tuttavia il messaggio di Dante riguarda anche un misterioso piano provvidenziale, personificato dall'enigmatico veltro, che interverrebbe a punire i responsabili della corruzione morale, come la curia papale e il re di Francia. L'itinerario comincia dall'Inferno, continua con il Purgatorio e finisce con il Paradiso, lungo una strada in cui cambia anche il terreno sul quale il viaggiatore cammina: prima è una distesa di lava nera sbriciolata, poi diventa ciottoli, quindi ghiaia e infine erba, con lo sfondo della campagna siciliana, fra campi di grano e macchie di fichi d'India...”, L’Inferno in paradiso alle Gole dell’Alcantara: la riuscita messinscena diretta da Giovanni Anfuso, Browse By Language: Friulian - Project Gutenberg, La Divina Commedia illustrata dal Botticelli, Testo e sintesi dei canti, con schede dei protagonisti e dei personaggi citati, Vocabolario degli Accademici della Crusca, I 100 libri migliori di sempre secondo Norwegian Book Club, Dio e l'uomo nella Divina Commedia - Treccani Portale, Il pensiero politico di Dante nei versi della Commedia - Treccani Portale, La Lingua della Commedia - Treccani Portale, L'influenza del Boccaccio nella tradizione recenziore della Commedia. Perché si trova qui? Mentre però il gioachimismo identificava nell'Ordine francescano l'artefice del processo di redenzione, Dante se ne distacca, escludendo che il rinnovamento potesse scaturire dall'interno della Chiesa. Nella I schiera di negligenti dell'antipurgatorio Dante incontra Manfredi di Sicilia. Nel suo rapimento celeste dietro l'anima di Beatrice, Dante attraversa dunque i nove cieli del cosmo astronomico-teologico, al di sopra dei quali si distende il Pleroma infinito (Empireo) in cui ha sede la Rosa dei Beati, posti a diretto contatto con la visione di Dio. L'Inferno era rappresentato all'epoca di Dante come una cavità di forma conica interna alla Terra, allora concepita come divisa in due emisferi, uno di terre e l'altro di acque. L’anima di Virgilio risponde "non omo, omo già fui" e si presenta dichiarando le sue origini Mantovane, il tempo in cui visse e le sue opere, si che Dante lo riconosce. E nel 1555 lo stampatore veneziano Lodovico Dolce, influenzato dal 130-135 e Purgatorio - Canto ventunesimo, v. 57); le grandi frane (Inferno - Canto dodicesimo, vv. È stato notato come tutte e tre le cantiche terminino con la parola «stelle» (Inferno: "E quindi uscimmo a riveder le stelle"; Purgatorio: "Puro e disposto a salir a le stelle"; Paradiso: "L'amor che move il sole e l'altre stelle"). Anche la coeva escatologia ebraica sembra essere stata presente a Dante: in particolare, si pensa abbia potuto leggere le opere di Hillel da Verona, che trascorse gli ultimi anni della sua vita a Forlì, morendovi poco prima dell'arrivo di Dante in quella città. Salvatore Lorusso, Mariangela Vandini, Chiara Matteucci. Quindi una nuova edizione, con una rinnovata indagine dei rapporti genetici tra i manoscritti, è stata annunciata da Paolo Trovato. Boccaccio. Dante giunge sull'Antipurgatorio alle prime ore del mattino (I, 13-30; 107, 115), l'ascesa alla montagna avviene al sorgere del sole (II, 1) e l'arrivo sul Paradiso Terrestre al momento dello splendere della luce (XXVII, 112, 133). L'osservazione della natura è accurata e armoniosa, accentuata nel suo valore prospettico, ricca e determinata. Al di là dell'Acheronte si trova il primo cerchio, il Limbo. Tolomei, pubblicò il capolavoro dantesco con il titolo che conosciamo: Usciti dall'Inferno attraverso la natural burella, Dante e Virgilio si ritrovano nell'emisfero australe terrestre (che si credeva interamente ricoperto d'acqua), dove, in mezzo al mare, s'innalza la montagna del Purgatorio, creata con la terra che avanzò dallo scavo del baratro dell'Inferno, quando Lucifero fu buttato fuori dal Paradiso dopo la rivolta contro Dio. Il purgatorio vero e proprio è un monte scosceso, formato da ampi dirupi e cerchi rocciosi, a ciascuno dei quali è preposto un angelo guardiano. 7-19); alle dighe degli olandesi (Inferno - Canto quindicesimo, vv. Dove si trova il Purgatorio? 13-15) nonché alla bussola magnetica (Paradiso - Canto dodicesimo, vv. Si parla dunque di plurilinguismo dantesco. Ad esempio, la teorizzazione del Bembo nelle Prose della volgar lingua, in quanto fondamentalmente normativa, tendeva a canonizzare un modello linguistico più vicino a Petrarca che a Dante. La Divina Commedia si divide in tre parti definite dallo stesso autore “ cantiche ”: Inferno, Purgatorio e Paradiso. I suoi interessi lo portarono a scoprire i menestrelli ed i poeti provenzali e la cultura latina. conosciuta in tutto il mondo come "Divina", Il Nell'Empireo Dante può contemplarlo come "trina luce....'n unica stella" (XXXI, 28). Essendo un’anima del limbo a Virgilio non è permesso di ascendere fino a quelle altezze, un’anima più pura lo condurrà nell'ultima parte del viaggio "anima fia a ciò più di me degna:/con lei ti lascerò nel mio partire" e quell’anima pura è, ovviamente, Beatrice, sostituita da San Bernardo al termine del viaggio, in paradiso (Paradiso XXXI 105). Proprio nel 1300 Dante colloca il suo viaggio nell'oltretomba, non a caso strutturato in forma di visione, attraverso cui denunciare agli uomini i mali del mondo e della Chiesa e indicandone allo stesso tempo i correttivi, mostrando a tutti gli uomini quale fosse la giusta strada da percorrere per il rinnovamento dello spirito. Alla fine del VII cerchio, Dante e Virgilio scendono per un burrone (ripa discoscesa) in groppa a Gerione, il mostro infernale dal volto umano, zampe leonine, corpo di serpente e coda di scorpione. Dopo avere bevuto prima le acque del Lete e poi dell'Eunoè, infine, Dante segue Beatrice verso il terzo ed ultimo regno: il Paradiso. L'Inferno è cieco mondo (IV, 13; XXVII, 25), cieco / carcere (X, 58-59; XXII, 103), valle buia (XII, 86), "loco d'ogne luce muto" (V, 28). Quanto al genere di filosofia Dante distingue: si tratta di un genere morale e non speculativo, perché riguarda la condotta degli uomini e non il loro pensiero. Il suo compito si conclude nel Paradiso terrestre in quanto Virgilio, estraneo al mondo della fede, non può guidare Dante a comprendere il mistero divino che gli si svelerà nel Paradiso. "; Purg. Il poeta, in veste di autore, in una digressione deplora gli imperatori germanici suoi contemporanei poiché non si occupano più del "giardino dell'impero" ("giardin de lo imperio"; Purg. La lunghezza di ogni canto va da un minimo di 115 versi ad un massimo di 160; l'intera opera conta complessivamente 14 233 versi. Il termine "Commedia" dovette sembrare riduttivo a Dante nel momento in cui componeva il Paradiso, in cui lo stile, ma anche la sintassi, sono profondamente cambiati rispetto ai canti che compongono l'Inferno; infatti nell'ultimo canto, il sostantivo Commedia viene sostituito da poema sacro. Dante si smarrisce nella selva oscura (I, 2) e cerca di salire su un colle illuminato dal sole (I, 13-18, 37-43). Egli basa invece il proprio messaggio profetico sul veltro (Inferno I, 101), ossia un riformatore laico voluto da Dio (identificabile con l'imperatore), unica forza in grado di realizzare il piano provvidenziale svelato a Dante nell'oltretomba". Chiose sopra la Comedia di Dante Allegieri fiorentino tracte da diversi ghiosatori, Chiose anonime alla prima cantica della Divina Commedia di un contemporaneo del poeta pubblicate per la prima volta (...) da Francesco Selmi con riscontri di altri antichi commenti editi ed inediti e note filologiche, Petri Allegherii super Dantis ipsius genitoris comoediam commentarium. Oltre la città, il poeta e la sua guida scendono verso il settimo cerchio lungo uno scosceso burrone (burrato), alla fine del quale si trova il terzo fiume infernale, il Flegetonte, un fiume di sangue bollente presidiato dai Centauri. Da ricordare anche il poemetto allegorico-didascalico Detto del Gatto lupesco (XII secolo), viaggio allegorico di un cavaliere-eroe che deve superare tre ostacoli, simbolo del male, per raggiungere la beatitudine eterna.[45]. I manoscritti oggi noti sono infatti circa ottocento (un registro è consultabile sul sito www.danteonline.it a cura della Società Dantesca Italiana, dove è possibile inoltre visionare direttamente un ampio numero di codici). Dante non si può scindere dalla tradizione poetica provenzale, come dalla poesia provenzale non si può separare lo Stil Novo di cui Dante fu insigne rappresentante. Nel racconto si descrive anche l'apertura della porta dell'Inferno attraverso un oggetto che raffigura Bafometto e che sfrutta alcune proprietà di meccanica quantistica ("emana un tipo di energia che permette di comunicare con l'orizzonte degli eventi del buco nero..."); inoltre si dice che ognuno vede l'Aldilà in modo differente (Dante aveva una spiccata fantasia in questo) e che il "primo passaggio" corrisponderebbe a una particolare frequenza (non citata nel racconto). Domande simili. miei ricordi scolastici Dante, Petrarca e Boccaccio sono stati dei contemporanei.In I cieli sono fatti di materia eterea e pertanto riflettono all'esterno la luce che ricevono dal sole (III, 109-111; VIII, 19; X, 40-42). L'opera non esiste nella sua forma originale: essendo stata prodotta prima dell'invenzione della stampa veniva scritta e ricopiata a mano; tra tutti i manoscritti giunti a noi oggigiorno non esistono due versioni uguali, come per tutti i testi antichi, i casi di diversificazione sono tantissimi e variano da semplici modifiche ortografiche, (diritta via o diricta via) fino all'uso di versi simili ma diversi, o parole completamente differenti che danno anche significati diversi, ad esempio il ruscello che esce dalle sorgenti di acqua bollente ..esce ruscello che parton poi tra lor le peccatrici che fu analizzato e commentato con il presupposto che ci fossero delle donne peccatrici, forse prostitute (? aggiornamenti del sito Home Vi sono inoltre riferimenti ai mulini (Inferno - Canto ventitreesimo, vv. L'Inferno è invece il regno delle tenebre. L'autore giapponese Gō Nagai, per il suo capolavoro Devilman, ha dichiarato più volte di essere stato ispirato dalla Divina Commedia di Dante. Go Nagai ha anche scritto una trasposizione fumettistica della stessa opera intitolata "La Divina Commedia" in cui si ripercorrono tutte le vicende di dante dall'inferno al paradiso, l'opera è suddivisa in 3 volumi. [9] Negli ultimi anni, infine, in prospettiva del 2021, data del settecentenario della morte del poeta (1321-2021), sono state avanzate ulteriori tre proposte per una nuova edizione critica del poema dantesco, su basi molto diverse fra di loro, se non opposte: la prima di Enrico Malato, è una proposta 'vandelliana' (da Giuseppe Vandelli, curatore dell'edizione del 1921 della Commedia) o empirica: denuncia una profonda sfiducia nei confronti di qualsiasi tentativo di razionalizzazione stemmatica dei manoscritti a causa della contaminazione; lo studioso propone pertanto di basarsi sul testo Petrocchi corretto di volta in volta - in base al senso del passo o alle fonti sottese ad esso - a seconda delle esigenze esegetiche e testuali. Giunti al settimo cielo, quello di Saturno dove risiedono gli "spiriti contemplativi" (Troni), Beatrice non sorride più, come invece aveva fatto finora; il suo sorriso, infatti, da qui in poi, a causa della vicinanza a Dio, sarebbe per Dante insopportabile alla vista, tanto luminoso risulterebbe. Secondo Palacios, Dante si sarebbe ispirato ai trattati spirituali del celebre mistico Ibn Arabi e ai contenuti dell'Isrāʾ e Miʿrāj, narrante l'ascesa notturna di Maometto al Cielo (miʿrāj). Oltre il fiume, sull'altra sponda è il secondo girone, (che Dante e Virgilio raggiungono grazie all'aiuto del centauro Nesso); qui stanno i violenti contro sé stessi, i suicidi, trasformati in arbusti secchi, feriti e straziati per l'eternità dalle Arpie (tra loro troviamo Pier della Vigna); nel secondo girone stanno anche gli scialacquatori, inseguiti e sbranati da cagne. Tracce della sua diffusione si riscontrano già nel 1315-16. Nell'Inferno è presente un dialogo fra Dante e Ciacco in cui viene condannata la decadenza morale e civile di Firenze ("superbia, invidia e avarizia sono/ le tre faville c'hanno i cuori accesi"; Inf. Il tema della visione ebbe grande fortuna nel Medioevo, e molti di questi racconti d'esperienze mistiche erano noti a Dante, come la Navigatio sancti Brendani, la Visio Tnugdali, il Purgatorio di san Patrizio e i Dialoghi di san Gregorio Magno. Dante e Virgilio giungono poi al quinto cerchio, davanti allo Stige (il secondo fiume infernale), nelle fangose acque del quale sono puniti iracondi e accidiosi, e qui i protagonisti hanno un alterco con Filippo Argenti; i due Poeti vengono traghettati sulla riva opposta dalla barca di Flegias, quinto guardiano infernale. L'Inferno, la prima delle tre cantiche, si apre con un Canto introduttivo (che serve da proemio all'intera opera), nel quale il poeta Dante Alighieri racconta in prima persona del suo smarrimento spirituale e dell’incontro con Virgilio, che lo condurrà poi ad intraprendere il viaggio ultraterreno raccontato magistralmente nelle tre cantiche. Postilla critica, Ulisse. Chi era Casella? Dante si ritrae, infatti, "in una selva oscura", allegoria del peccato, nella quale era giunto avendo smarrito la "retta via", la via della virtù, e giunto alla fine della valle (“valle” come “selva oscura” sono allegorie entrambe dell’abisso della perdizione morale ed intellettuale) scorge un colle illuminato dal sole "vestito già dei raggi del pianeta/che mena dritto altrui per ogne calle". ricordavo il perchè, anche se non ricordavo più che fosse stato Nel poema dantesco vi sono diversi riferimenti alla scienza ed alla tecnologia. La Divina Commedia è unâ opera scritta in lingua volgare fiorentina, seguendo una struttura in terzine incatenate di endecasillabi (poi chiamate per antonomasia terzine dantesche). La terzina dantesca, o terzina incatenata, o terza rima, è la strofa usata da Dante nella Divina Commedia.